I sistemi di raccolta effluenti: monopezzo e due pezzi

Oggi puoi gestire la tua stomia grazie a moltissimi prodotti diversi. Scopri quali sono le principali differenze e caratteristiche di ciascuno.

Oggi puoi gestire la tua stomia grazie a moltissimi prodotti diversi. Si tratta di una serie di presidi per la gestione degli effluenti (feci o urine), che devono garantire un sigillo sicuro e la protezione della cute peristomale (Colwell et al 2016; WOCNS, 2013). Questi prodotti ti permettono di soddisfare molteplici esigenze, tenendo conto delle caratteristiche del tuo addome e, soprattutto, della tua stomia (Carmel et al., 2016).

La scelta del presidio più giusto deve tenere conto di molteplici aspetti, in particolar modo del tuo stile di vita. Ne consegue che l’adozione del sistema di raccolta più corretto è uno dei fattori che maggiormente contribuisce al tuo benessere fisico e psicologico (Black, 2000; Pittman et al., 2008). Ma non è sempre stato così.

Infatti, una volta, i pochi presidi medici a disposizione degli stomizzati erano ingombranti, antigienici, artigianali e costosi; inoltre non offrivano protezione contro gli odori e le infiltrazioni.

Poco sappiamo dei presidi utilizzati fino alla metà del secolo scorso. Possiamo però dire che la ricerca ha fatto passi da gigante e oggi i sacchetti disponibili non sono minimamente paragonabili a quelli del passato.

Solo dopo la II Guerra Mondiale fanno la loro comparsa le sacche in plastica monouso. Quest’innovazione risale al 1954. L’idea venne a un’infermiera danese, Elise Sorensen, che accudiva una sorella stomizzata. Le prime sacche in plastica furono una grande innovazione: finalmente si poteva contare su un prodotto ermetico e discreto, anche se ancora senza filtro e piuttosto rumoroso. Le prime sacche inoltre presentavano un sistema adesivo aggressivo nei confronti della cute, che la danneggiava terribilmente, soprattutto nel momento della rimozione (erano dette appunto “sacchetti strappa-pelle”). Nel decennio successivo si diffusero i primi prodotti in Karaya, materiale che oggi è ancora utilizzato, ma in prevalenza per stomizzati che presentano allergie ad altri prodotti.

Negli anni ‘70 nasce l’idrocolloide, sostanza alla base della tecnologia su cui si basano le placche odierne. Certamente l’idrocolloide delle placche di oggi è molto diverso da quello usato negli anni ’70, ma la sua evoluzione ha prodotto una significativa differenziazione dei presidi per la cura della stomia. Ciò ha permesso di gestire al meglio:

  • i diversi tipi di stomie e i diversi tipi di effluenti (feci o urine);
  • i diversi siti e le diverse conformazioni della stomia;
  • la differente sensibilità cutanea;
  • le diverse fasi di riabilitazione;
  • i molteplici stili di vita e le diverse capacità cognitive e motorie della persona stomizzata (Porret et al, 2006; RNAO, 2009).

L’evoluzione ha fatto sì che oggi tutti i dispositivi stomali abbiano almeno i seguenti requisiti:

  • un’ottima adesività alla cute;
  • ipoallergicità;
  • maneggevolezza, praticità e semplicità nella sostituzione;
  • un’eccellente protezione peristomale (cioè della pelle intorno alla stomia);
  • impermeabilità totale ai liquidi;
  • efficace barriera alla fuoriuscita degli odori.

La progressiva evoluzione tecnologica ha permesso inoltre alle ditte produttrici di concentrarsi su elementi di ulteriore affinamento dei presidi, curando, per esempio, la silenziosità dei materiali e studiando forme e dimensioni della sacca, per consentirne una più favorevole mimetizzazione sotto i vestiti.

In Italia esistono diverse aziende farmaceutiche che producono dispositivi di raccolta per stomia, mettendo sul mercato una vasta gamma di presidi. In generale si può dire che tutti i dispositivi possono essere suddivisi in due macro-categorie. Queste macro-categorie sono chiamate sistema monopezzo e sistema a due pezzi. Entrambe le categorie possiedono le seguenti caratteristiche:

  • diametri differenti;
  • possibilità di avere un filtro per assorbire i gas e gli odori;
  • possibilità di essere ritagliate su misura, modellate o pretagliate;
  • opacità o trasparenza della sacca;
  • sacche a fondo chiuso (per colostomia), a fondo aperto (per ileostomia) o con un rubinetto di svuotamento (per urostomie).

Il sistema monopezzo viene applicato sopra la stomia e la sacca aderisce direttamente alla cute mediante una struttura idrocolloidale adesiva. L’intero sistema di raccolta viene rimosso, eliminato e sostituito con uno nuovo, a seconda delle necessità (ogniqualvolta si riempie nelle colostomie; almeno una volta al giorno nelle ileostomie e nelle urostomie). I sistemi monopezzo risultano facili e rapidi nell’utilizzo; sono inoltre prodotti estremamente morbidi, flessibili e discreti sotto i vestiti.

Il sistema a due pezzi è costituito da una placca adesiva idrocolloidale protettiva, che aderisce direttamente sulla cute e una sacca che si applica alla placca, mediante un meccanismo di raccordo detto flangia. Il vantaggio di questa tipologia di presidi è che la sacca viene sostituita quando necessario (ogniqualvolta si riempie nelle colostomie; almeno una volta al giorno nelle ileostomie e nelle urostomie), ma senza togliere la placca, riducendo così il rischio di creare nel tempo un danno alla cute. La placca, con il sistema a due pezzi, infatti viene sostituita normalmente ogni due o tre giorni.  Per contro, anche se negli ultimi anni questi dispositivi hanno avuto un’evoluzione impressionate, risultano a tutt’oggi essere più rigidi e pesanti, nonché meno discreti, rispetto al sistema monopezzo (Porret et al, 2006).

Non esiste comunque in assoluto un dispositivo di raccolta migliore rispetto ad un altro, ma esiste la possibilità di individuare quello che è in grado di rispondere al meglio a tutte le tue necessità, favorendo la qualità della vita senza dare reazioni allergiche alla cute.

Per valutare quale sia il presidio più appropriato, è consigliabile rivolgersi al proprio Stomaterapista per tutte le valutazioni del caso. È altrettanto consigliabile sottoporsi periodicamente a visite di controllo presso l’ambulatorio di stomaterapia più vicino. In questo modo sarà possibile garantire un’osservazione costante della stomia e una valutazione del presidio in uso al fine di individuare l’eventuale insorgenza di problematicità (Carmel et al., 2016).

 

Riferimenti bibliografici

Carmel E.J., Corwell J.C., Goldberg T.M. Core Curriculum Ostomy Management. Wound ostomy and Continence Nurse Society. (2016) (Ed.) Wolters Kluwer. Philadelphia PA

Colwell, J. C., Kupsick, P. T., & McNichol, L. L. Outcome criteria for discharging the patient with a new ostomy from home health care: A WOCN Society consensus conference. Journal of Wound, Ostomy and Continence Nursing, (2016) 43(3),269-273

Black P. Pratical stoma care. Nursing Standard (2000) 14, 47-53

Registered Nurses’ Association of Ontario. Ostomy care and management. 2009

Pittman J., Rawl S.M., Schmindt C.M., et al. Demographic and clinical factors related to ostomy complications and quality of life in veterans with an ostomy. Journal of Wound Ostomy & Continence Nursing. (2008). 35(5), 504-508.

Porrett T., McGrath A. La persona stomizzata assitenza e riabilitazione. The McGraw-Hill Companies, srl (publishing By Group Italia) Milan (2006).

Wound Ostomy and Continence Nurse Society. Colostomy and ileostomy an tips: Best practice for clinicians. (2013).

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